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Una storia d’amicizia per il padel

Abbiamo intervistato il noto influencer che ha ospitato Fernando Belasteguin nella sua villa per accelerare la riabilitazione del grande campione di Padel

Al Master di Valladolid Belasteguin sarà presente!




Reduce da uno infortunio muscolare del 29 maggio nella semifinale dell’Open di Santander il “Bela” è stato ospite per due settimane dal suo amico Gianluca Vacchi che gli ha messo a disposizione nella sua villa del bolognese macchinari tecnologicamente avanzati e una equipe medica qualificata per mettere in grado il campione di affrettare i tempi di recupero della lesione.
Abbiamo chiesto a Vacchi di raccontarci la sua passione per il padel e il suo rapporto con la star del padel.

Sei un grande appassionato di Padel quando è nata la tua passione per questo sport?
E’ una passione molto recente, ho iniziato poco più di due anni fa e mi sono letteralmente innamorato di questo sport. Nella mia vita ho praticato tanti sport come lo sci, il golf, il calcio ma il padel in assoluto è lo sport che mi ha coinvolto di più.

Cosa ti piace del padel al punto da farti costruire dei campi nella tua villa?
E’ uno sport che crea molta socialità, divertente che si può giocare subito anche tra persone alle prime armi nel palleggiare con una racchetta.
Ho fatto un palazzetto dello sport all’interno della mia residenza che ho dedicato a Fernando Belasteguin, infatti appena si entra vi è una grande targa intitolata a suo nome. Ho voluto fare un tributo a lui perché secondo me qualunque giocatore e appassionato di padel ha con lui un debito di riconoscenza per quello che ha fatto per questo sport.
Oltre al campo all’interno del palazzetto ne ho un altro all’aperto sempre nella mia residenza.

Sei amico del più grande giocatore della storia del padel Fernando Belasteguin quando l’hai conosciuto?
Mi è stato presentato da un amico che abbiamo in comune che è il presidente della Fip Luigi Carraro e ci siamo subito trovati perché condividiamo per lo sport gli stessi valori.
E’ nata una bella amicizia.

Cosa apprezzi di più di Fernando come giocatore e come uomo?
Di Fernando apprezzo che sia un uomo profondamente onesto e rispettoso di valori molto importanti. Dietro il grandissimo campione c’è un uomo che ha dei valori che gli hanno permesso di diventare quello che è.
Io, anche se lo conoscevo già, sono stato molto vicino in queste 2 settimane con lui vissute spalla a spalla e ho visto un uomo che ha una tenacia, una disciplina e una costanza nel metodo e nel desiderio di recuperare che poche volte ho riscontrato in atleti molto più giovani.
Sono stati 14 giorni dove abbiamo vissuto di fianco per 12/13 ore tra terapia e allenamento e dove abbiamo avuto modo di parlare molto.

Ti abbiamo visto anche  allenarlo in alcuni video su Instagram…
E si, ho provato a fare quello che potevo come palleggiatore, anche se sto migliorando giorno dopo giorno, mi alleno sempre due volte al di e ogni notte mi guardo su Youtube una partita dei tornei passati.
Abbiamo palleggiato soprattutto i primi giorni della riabilitazione ovviamente senza forzare anche perché era una lesione che prevedeva tempi di recupero di 5/6 settimane e l’abbiamo chiusa in 14 giorni.

Ma come è nata l’idea di invitarlo da te a fare la riabilitazione?
Quando lui si è fatto male l’ho lasciato in pace qualche ora per via dell’amarezza che gli si leggeva evidente nel viso e poi gli ho scritto di impulso che doveva venire qui da me a fare la riabilitazione. Gli ho detto che “con tutto quello che possiamo fare qui sono sicuro che riusciremo ad accorciare se non dimezzare i tempi di recupero.” Questa mia convinzione era dovuta al fatto ho provato molte tecnologie sulla mia pelle e mi sono sempre dotato di macchinari di qualità e un’ equipe medica sempre all’avanguardia. Ho avuto alla fine ragione perché lo si dava in forse per il torneo di Valencia dei primi di luglio e invece sarà già presente nel prossimo Master di Valladolid!.
Fernando ha avuto a disposizione una mia stanza dove dormire con i macchinari all’interno di essa, una vera e propria full immersion. Iniziavamo a lavorare dalle 6 e 45 del mattino fino alle 21 con una pausa pranzo.  Eravamo sempre concentrati sui miglioramenti che misuravano ogni tre giorni con una ecografia, che lasciavamo poco a tutto il resto e sempre tutto svolgevamo in contatto con l’equipe medico sportiva di Fernando.
Abbiamo fatto un mezzo miracolo e io sono rimasto veramente colpito dalla sua tenacità, non ha mollato un secondo! Ore, ore di allenamento a testa bassa per raggiungere e centrare l’obiettivo di giocare a Valladolid.

Buon padel a tutti!

by Mr Padel Paddle

in collaborazione con il Corriere dello Sport