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Perchè leggere il libro della leggenda Belasteguin

Un libro assolutamente da leggere per un appassionato di padel è la biografia della leggenda Fernando Belasteguin

Secondo noi le biografie sono sempre affascinanti perché ci permettono di conoscere il percorso che ha portato il soggetto a diventare la persona che noi conosciamo e solitamente, si può osservare quanto lavoro, dedizione, passione e chiarezza sta dietro a qualsiasi risultato e il libro con la biografia di Belasteguin non fa certo differenza.




Abbiamo pensato di estrapolare alcune tips assolutamente utili a noi giocatori amatoriali, di qualsiasi livello siamo oggi, per vivere e godere di questo magnifico sport il più a lungo possibile, con divertimento e perché no, anche qualche risultato da raccontare agli amici davanti a una birra!

Talento/Allenamento

Potresti aver scoperto di avere un talento naturale per il gioco del padel. Magari ti sei trovato in totale comfort già dagli inizi a fare colpi difficili o a rendere difficile il gioco degli avversari. O ancora, con estrema facilità ad anticipare gli avversari e quindi a farti trovare sempre pronto sulla pallina. A muoverti con sicurezza e grazia anche se erano le prime volte che imbracciavi una pala.
Esistono le persone talentuose, non hanno fatto nulla di particolare per ottenere questo dono ma l’hanno e riescono con facilità laddove la maggior parte delle persone deve metterci ore di tecnica e allenamento.
Belasteguin non era un talentuoso ma è riuscito ad essere il numero uno del padel per oltre un decennio ed essere la leggenda che è grazie ad un continuo, incessante allenamento. Tecnico per il padel ma anche atletico, per rafforzare la muscolatura, la resistenza, la capacità di muoversi nel campo. E non ha mai smesso di cercare il miglioramento in campo (sapevi, ad esempio che ha impiegato anni a ottimizzare il suo por tres?).
E, sorpresa delle sorprese, anche i grandi campioni talentuosi, come il suo compagno Diaz, hanno necessariamente abbinato costante allenamento per arrivare dove sono arrivati.
Riassumendo, se non hai talento ma ti alleni con costanza e perseveranza puoi arrivare dove desideri. Se hai talento ma non ti alleni con costanza e perseveranza, avrai buoni risultati ma difficilmente arriverai in vetta.

Obiettivi chiari

Come probabilmente sai, Belasteguin ha rinunciato al binomio con Juan Martin Diaz dopo 13 anni e quando ancora erano sulla cresta dell’onda. Belasteguin ha fatto questa scelta perché si era reso conto che se voleva regalarsi ancora diversi anni come giocatore di padel professionista doveva trovare un giocatore diverso, che gli permettesse di preservare meglio la sua forma fisica in campo, detto in parole povere che lo facesse correre meno.
Spesso, a livello amatoriale iniziamo a giocare per divertirci e ci agganciamo a persone che conosciamo già o che abbiamo conosciuto agli inizi e a cui rimaniamo agganciate per organizzare le nostre partite settimanali. Poi capita che si inizi a partecipare a qualche torneo, qualcuno va bene, altri meno bene.
Ad un certo punto ognuno di noi dovrebbe chiedersi dove vuole arrivare e che risultati vuole ottenere con il padel e fare una valutazione oggettiva del binomio in cui si trova. Perché potremmo renderci conto che magari il nostro è un ottimo compagno di sparring (in allenamento) ma non il compagno ideale per raggiungere il nostro obiettivo.
Per differenza tecnica o anche per mordente competitivo, i motivi possono essere molti. Essere sinceri con noi stessi e con il nostro compagno ci permette di giocare con maggior serenità e anche preservare i nostri rapporti d’amicizia!

Essere concentrato su quello che hai e non su quello che dovresti avere

Appena ci appassioniamo a questo sport, è abbastanza inevitabile ripiegare sul grande mondo degli accessori del padel, alcuni necessari per giocare in sicurezza, altri restano appunto accessori.
Belasteguin racconta la sua e la storia di altri giocatori professionisti che sono partiti dal nulla (e che per molto tempo hanno fatto salti mortali, visto che il padel fino a non molto tempo fa era uno sport molto povero in termini di montepremi e ingaggi), dove con l’obiettivo chiaro in mente, hanno saputo sfruttare quanto avevano a disposizione per ottenere quello che desideravano.
Da amatoriali è un ottimo spunto, che ci può spingere magari a scegliere con più intelligenza gli investimenti da fare, prediligendo ciò che ci aiuta a ottenere i nostri risultati piuttosto che soddisfare un bisogno personale che non necessariamente ci aiuta a migliorare in campo. Migliorare la tecnica, l’approccio mentale, la nostra prestazione fisica, il nostro gioco in campo dovrebbero avere la precedenza.

Ascoltare il proprio corpo

Lo abbiamo fatto anche noi, partite sette giorni su sette, talvolta anche più di una partita nella stessa giornata.
Magari siamo anche già incappati nel primo infortunio o comunque nel primo stop forzato per “overused” (chiamiamolo eccesso sportivo).
Proprio perché giochiamo da amatoriali e la nostra vita non ruota intorno al padel (e alla preparazione fisica che andrebbe fatta per evitare di farci male), dovremmo essere anche più attenti dei professionisti ai messaggi del nostro corpo. Belasteguin racconta come fosse attento perché per lui infortunarsi voleva dire non poter lavorare e lui come noi con il lavoro ci pagava mutuo e bollette.
Tolto che anche per noi infortunarci può comportare un problema anche nel nostro lavoro, a seconda di cosa facciamo, è importante che ci ricordiamo che siamo molto più predisposti dei professionisti a incorrere in traumi vari perché il nostro non è un corpo allenato a sforzi così grandi, protratti nel tempo. E non saremo mai allenati come loro anche quando abbiniamo un minimo di preparazione fisica… perché nella vita facciamo anche altro e non abbiamo tutto il tempo che andrebbe dedicato.

L’hai letto anche tu il libro con la sua biografia? Che suggerimenti utili hai applicato nella tua padel routine?

Se ti interessa conoscere il lungo percorso di questo monumento vivente del padel, lo trovi qui:

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Buon padel a tutti

by Roberta Lozza